“Ma quali assenteisti…”

Lo sfogo di un ex lavoratore dell’azienda Tmi-Sud

Si è infranto il sogno degli operai dell’azienda Tmi Sud.
Dopo le dichiarazioni ufficiali inerenti la chiusura dello stabilimento, i lavoratori prendono la parola per esternare il proprio malcontento.

Eugenio Albini, il titolare, aveva un sogno: voleva contendere il mercato ai colossi americani e giapponesi nel campo dei turbocompressori. Questo raccontano gli ex operai con l’amaro in bocca. Un sogno che insieme ad Albini avevano condiviso, ma che poi si è trasformato in un incubo.

Nell’estate 2004 già i primi malumori per alcuni stipendi arretrati. Nel gennaio 2005 inizia la vera crisi e fino a giugno diversi dipendenti non ricevono mensilità. Sei mensilità arretrate che pesano come macigni nel portafogli e sulla psiche di chiunque. Di quei sei mesi ricordo che si è continuato a lavorare, anche se con molto malumore, sempre“.

Comincia così il suo sfogo Raffaele Clemente, un ragazzo (di Mattinata, ndr) rimasto come tanti altri colleghi senza lavoro. “Il tempo di chiedere alle nostre due sigle sindacali presenti in azienda la volontà e possibilità di cominciare uno sciopero, che ci arriva a casa il telegramma del licenziamento per giusta causa: licenziati in tronco con un contratto a tempo indeterminato, che nella fattispecie a nulla è servito“.
Subito dopo picchetti, scioperi e tavoli di trattative inutili con le amministrazioni locali.

Quindi Clemente parla di promesse inutili e temporeggiamenti. “Dopo più di 16 mesi dal licenziamento, non siamo riusciti a far valere i nostri diritti: nessuno che sia riuscito a darci uno straccio di spiegazione. A leggere le dichiarazioni rilasciate dal dottor Albini” aggiunge Clemente “la Tmi Sud ha chiuso per colpa dell’assenteismo e dello scarso attaccamento al lavoro. Io invece conosco un’altra versione dei fatti: l’azienda ha chiuso per fallimento. Si possono notare i sigilli del Tribunale di Foggia sul cancello principale. Fallimento, che qualche vecchio operaio ha fatto scattare nei confronti della sua ex azienda, perchè ha presentato appunto l’istanza“.

Clemente quindi spiega come il sogno iniziale si sia frantumato e che probabilmente la chiusura della fabbrica non è da imputare solo agli operai assenteisti, ma anche per un business plan che sarebbe stato un “disastro”. “Noi, i lavoratori, abbiamo pagato già abbastanza. Non posso descrivervi il mio stato d’animo in questo momento; posso solo dirvi che per approdare alla corazzata Turbo Manufacturing Italy Sud s.r.l., ho lasciato un’azienda che attualmente lavora a pieno regime: un posto da disegnatore meccanico presso l’Istituto Nazionale Fisica della Materia a Grenoble. Questo senza sminuire il disagio subito dai miei ex colleghi che in alcuni casi hanno dovuto privarsi anche dei beni personali per far fronte ai debiti. Ma io parlo della mia storia, della mia insoddisfazione, del mio disagio“. Quindi, la conclusione più amara del suo sfogo: “Mi sento in questo momento di rivolgere un ringraziamento davvero sentito alle amministrazioni locali…“.

(tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno)

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