‘Le Poste di Capitanata nella difficile Unità’ di Luigi Gatta

Riceviamo e pubblichiamo la recensione di Matteo Facciorusso

Il saggio Le Poste di Capitanata nella difficile Unità di Luigi Gatta, edito nel novembre del 2013, da una parte si sviluppa come altri suoi lavori su un duplice binario tra storia generale e storia particolare, binari che però non restano separati ed autonomi uno dall’altro ma si intrecciano, si amalgamano a vicenda dandoci una visione d’insieme interessantissima.

Dall’altra questo “breve saggio”, come lo definisce lui stesso nell’introduzione, mischia rigore storiografico nel racconto del servizio postale e allo stesso tempo, quasi come se l’autore si volesse rilassare, o volesse divertirsi, riporta particolari curiosità che ci rapiscono nella lettura.

Grazie a questo testo ci possiamo fare un’idea generale degli eventi principali che hanno scandito la storia delle Poste nel nostro Paese e nella Capitanata, con una maggiore attenzione al periodo post-unitario.

Si parte da quello che era il Servizio Postale nell’antichità, che nasceva da una esigenza di comunicazione tra le persone, ma anche da una esigenza amministrativa che permetteva di tenere unito il territorio romano, ad esempio furono proprio loro ad istituire un cursus publicus tra il primo e secondo secolo d.C. per il trasporto di merci e persone (essenzialmente funzionari), ed un cursus rapidus ovvero di dispacci urgenti affidati a messaggeri a cavallo che, come riporta l’autore, potevano addirittura percorrere in un giorno fino a 200 Km! grazie alle stazioni di posta (mansiones) ubicate a circa 9 miglia di distanza l’una dall’altra, con alloggi per i corrieri ed i viaggiatori.

Nel Medioevo lo scambio di merci e persone come sappiamo si era ridimensionato, comunque l’organizzazione postale continuò, anche se si trattava essenzialmente di scambio di lettere tra monasteri e sovrani. Dal XIII secolo i grandi Comuni italiani organizzarono regolari servizi di corrieri finalizzati principalmente allo sviluppo dei commerci. Verso la fine del Basso Medioevo sorsero le prime compagnie private, tra i quali quella dei Tasso, che fino alla Restaurazione del 1815 opererà in tutta Europa in un regime di monopolio.

Nella prima metà dell’Ottocento però tutti gli Stati europei diedero vita ad un proprio sistema postale, a un monopolio nazionale e a un’Amministrazione pubblica del servizio. Ed è proprio a partire da questo momento che l’autore incentra maggiormente la sua attenzione sulle fonti archivistiche e sulla pubblicistica.

La linea interpretativa, la chiave di lettura più interessante di tutto il saggio concerne l’importanza del servizio postale per la costruzione dello Stato Unitario: da una parte teneva unito il neostato attraverso la comunicazione tra persone, attraverso la corrispondenza tra centro e periferia, attraverso l’omologazione a livello nazionale del servizio postale, e dall’altro permise per la prima volta un rastrellamento di piccoli capitali  grazie all’istituzione del Risparmio postale, che rappresenterà il volano per lo sviluppo economico italiano di fine Ottocento.

Questa funzione sociale ed economica delle Poste riemerge in altri periodi della nostra storia, come adesempio a inizio Novecento quando grazie alle Casse di Risparmio Postale, molti italiani emigrati in Europa o in America utilizzarono i Vaglia Consolari per le loro rimesse a tal punto da far diventare le Poste Italiane la cassaforte degli italiani, e come dice l’autore diffondendo anche nei piccoli centri, la cultura del risparmio.
Attraverso questa chiave di lettura è possibile leggere anche il Secondo dopoguerra fino alla fine degli anni Novanta, quando le Poste furono privatizzate divenendo una S.p.A., continuando comunque a svolgere una delle principali attività di collante sociale e di risparmio economico nel nostro paese, come dimostra l’attuale affermazione su tutto il territorio dei prodotti Bancoposta (Postepay, Bancoposta Clik, ecc.).

Lo stesso si può dire anche delle Poste di Capitanata, che l’autore passa ad analizzare in maniera più specifica, riportandoci pezzi di memoria locale che ci fanno toccare con mano quella che era la situazione del servizio postale tra Mattinata e Monte Sant’Angelo, descrivendo con cura le modalità di funzionamento della corrispondenza locale, riportando i nomi dei pedoni e dei corrieri, quanto guadagnavano, e altri piccoli aspetti della loro vita, tanto da creare una vera e propria anagrafe di coloro che facevano la spola tra Monte Sant’Angelo e Mattinata a partire dal 1862 fino alla fine degli anni Sessanta del Novecento.

Grazie al lavoro d’archivio l’autore descrive le procedure da seguire per l’apertura ed il funzionamento di un Ufficio Postale in una borgata della seconda metà dell’Ottocento. Riporta così un’istanza, e la relativa risposta, (documenti presso l’Archivio di Stato di Foggia) risalente al febbraio 1874, scritta dal Delegato Municipale di Mattinata, Sig. Francesco D’Errico e inoltrata al Direttore delle Regie Poste di Foggia per la installazione di un Ufficio postale nella borgata. E proprio la descrizione documentata di questo iter burocratico, fatto di istanze e risposte fra poteri locali, ci permette di dare voce, di ricordare persone ed eventi di altre epoche che ci appartengono da vicino.

Il contributo maggiore del saggio alla storia della nostra comunità è sicuramente l’analisi che Luigi Gatta fa sul risparmio postale presso l’ufficio di Mattinata dal 1909 al 1941. Grazie a questo lavoro, portato avanti sempre in maniera documentata, è possibile farsi un’idea ben precisa delle condizioni sociali ed economiche del nostro paese durante la prima metà del secolo scorso. Così vediamo che, come scrive l’autore: il maggior numero di titolari di libretti erano contadini, molti dei quali benestanti, seguivano poi i carabinieri e gli orfani di guerra; altri depositi, invece, riguardavano diverse categorie, sempre del ceto medio: pubblici dipendenti, commercianti e artigiani. Braccianti, operai, manovali e contadini più poveri evidentemente non guadagnavano abbastanza per poter risparmiare!. Questa è solo una delle tante letture che si può dare a questa base di dati riportata dall’autore.

Il secondo canale di lettura, meno prontuaristico ma di sicuro non meno interessante del primo, concerne la capacità di Luigi Gatta di riportare curiosità, particolari ripresi da testi, archivi e dalla sua stessa esperienza personale in quegli ambienti (è stato un impiegato postale). Questi particolari, queste curiosità ci fanno toccare con mano diretta la memoria storica del servizio postale a livello locale e allo stesso tempo riportano alla luce un materiale storico che altrimenti sarebbe rimasto nel suo quotidiano anonimato. Inoltre, grazie a questi elementi “ludici” la lettura risulta maggiormente piacevole e scorrevole, tanto che il libro viene quasi divorato in poco tempo.

La curiosità si lascia facilmente rapire quando l’autore descrive i francobolli del regno di Napoli, ricordando che essendo impossibile riprodurre lo stemma della Reale Casa Borbonica perché troppo ricco iconograficamente, riproducevano il cavallo inalberato simbolo di Napoli, la Trinacria, emblema della Sicilia rappresentante i tre Capi: Passaro, Faro e Boeo, e poi i tre Gigli borbonici. Gli stessi francobolli inoltre, durante tutto l’Ottocento, rappresentavano l’unico modo per la maggior parte dei sudditi di conoscere le sembianze dei propri sovrani.

Si lascia facilmente rapire quando ci riporta informazioni sul perché e sul quando fu introdotta una sigla che tutti noi conosciamo e che pronunciamo spesso, inculcataci nella memoria fin dalle scuole elementari, ovvero il Codice di Avviamento Postale (CAP).

Ma quello che colpisce maggiormente è la riproduzione di frasi che chiunque avrà notato qualche volta sulle banconote, soprattutto sulle mille lire degli anni Ottanta e Novanta, e che come dice l’autore nell’appendice fa emergere l’immagine degli italiani e le loro idee di quegli anni. Molte di queste frasi riguardano l’amore (Sei alto, sei bello, ma per baciarti ci vuole lo sgabello, oppure Io+te=Amore; io-te=solitudine; io+te=vita; io:te=addio), altre la politica (Alla forca i ladroni, W i Giudici, oppure razzista di stampo leghista Romani vivete in mezzo all’immondizia, siete come zingari. Romani lavatevi. Volete una casa, andate nei campi sosta), altre riguardano lo sport, la forza pubblica, le catene di Sant’Antonio (Chi trova queste 1000 £ dovrà scrivere altre 3, senò non sarà fortunato), altre l’ecologia, la protesta, la religione, la filosofia (Avete bisogno di vedere un mostro per sentirvi più belli?, oppure Un’ambizione col tempo si può raggiungere, un sogno è il massimo che si può avere).

L’analisi di queste scritte è possibile solo grazie alla capacità di Luigi Gatta di raccogliere, di conservare (anche inconsciamente) materiale storico grezzo che poi si è rivelato utile per letture storiografiche e sociali. Attraverso le sue parole ci possiamo rendere conto di come una semplice curiosità personale si può trasformare in qualcosa di utile per la società: negli anni ottanta e novanta del secolo scorso come impiegato delle Poste durante il lavoro dovevo individuare la banconote sgualcite e, soprattutto le mille lire, con molte scritte, i famosi messaggini. Alla scadenza prevista le banconote che non potevano più circolare andavano versate alla Cassa Prov.le per il macero. A fine giornata, prima di consegnare al direttore il mio conto cassa, e sempre col solito patema di aver lavorato bene, con molta pazienza annotavo i messaggi più significativi. Dopo qualche anno mi accorsi di aver trascritto molte pagine di un quaderno.

Questo “breve saggio” rappresenta un nuovo tassello nella pubblicistica di Luigi Gatta, rappresenta una nuova tessera del puzzle che da ormai diversi anni sta ricostruendo, rappresenta un nuovo contributo alla sua opera di ricostruzione storica della nostra comunità.

Per concludere vorrei finire con una citazione che lo stesso autore ha posto all’inizio del libro, una citazione di Marc Bloch (storico, vittima del nazismo), che esprime al meglio la passione, la dedizione, e a mio avviso la stella polare dell’opera di Luigi Gatta, stella polare che dovrebbe e deve essere anche il nostro punto di orientamento nella vita di tutti i giorni: L’incomprensione del presente nasce fatalmente dall’ignoranza del passato.

  • Matteo Facciorusso

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