Le giornate Pro Monte Sacro e il Pellegrinaggio escursionistico

Genesi e prospettive

L’11 giugno scorso, a conclusione dell’intensa settimana che ha visto l’Arcivescovo di Manfredonia, Vieste e San Giovanni Rotondo Mons. Domenico D’Ambrosio ìMattinatese tra i Mattinatesiî, in una chiesa gremita anche per la confermazione di molti giovani nel sacramento della Cresima, un annuncio insperato mi ha riempito di gioia: esattamente tra un mese, l’11 luglio p.v., di ritorno da Nazaret, il presule sarà pellegrino sul nostro Monte Sacro per gli annuali festeggiamenti in onore di San Benedetto Abate, patrono d’Europa.

Mi sia consentito in questa sede parlare in prima persona perchè posso, senza possibilità di essere smentito da alcuno, vantare il merito di essere stato l’ideatore di questo evento per la Chiesa locale mattinatese insieme all’amico Piero Vaira e con la benevola approvazione dell’arciprete don Francesco La Torre, sempre prodigo di suggerimenti.
Posso pertanto, per averlo vissuto fin da principio in prima persona, permettermi di tracciare una breve storia di queste Giornate, giunte al 24∞ appuntamento, e del conseguente momento cloù, il Pellegrinaggio appunto, le cui edizioni sono invece vbentitre: nel prosieguo capiremo il perchè.

L’origine di un sogno

Ricordo che, insieme ad altri amici adolescenti, iniziammo a frequentare, una volta all’anno, Monte Sacro a partire dalla prima metà degli anni settanta, quando, a conclusione dell’anno scolastico, amavamo, per spirito di avventura, ma anche per provare l’esuberanza fisica degli anni giovanili, salire a piedi su Monte Sacro partendo notte tempo da Mattinata (circa 800 metri di dislivello): infatti la strada comunale che conduce in contrada Stinco sarebbe stata costruita solo qualche anno più tardi.

Lasciata Mattinata alle nostre spalle, all’altezza di Scarpetta, imbocchiamo un tratturo che, man mano che si inerpica per la Forchia dell’asino, diventa sempre più accidentato e conseguentemente faticoso. Si scollina su Coppa Rotonda, quindi ad andatura sostenuta marciamo in direzione Stinco, fino ad intravedere Monte Sacro. Una breve sosta in una delle tante masserie abitate per una spartana colazione a base di latte appena munto e ricotta, quindi salutati i generosi ospiti, di filato sull’erta del monte, la più faticosa, prima che il sole sia alto. In basso, sempre più piccola e distante Mattinata già alle prese col primo boom turistico. Superata una brulla murgia, la salita si fa bella e piacevole, anche per la frescura procurata dalla fitta vegetazione. Lo stretto sentierino segnato dalle cacche delle capre si immerge in una piacevole valletta, superata la quale appaiono al nostro sguardo ogni volta stupito, i ruderi ancora maestosi di quella che fu la potente e rispettata Abbazia benedettina della SS. Trinità.
Sudati e ansimanti, accarezzati da una piacevole brezza montana, deposti gli improvvisati zaini, ci avviciniamo alla grossa cisterna dalla quale acqua freschissima e leggera, impareggiabile e meritato refrigerio, attingiamo grazie all’ausilio di un rudimentale bilanciere con antenna, tipico un tempo delle contrade garganiche (oggi è scomparso anche su Monte Sacro).
La giornata, ogni anno trascorre in fretta: pranzo a sacco, giochi e risate, scarso interesse per gli aspetti storicoñartistico-religioso. A conclusione immancabile è l’appuntamento per l’anno seguente.

Col passare degli anni, anche grazie all’approccio alla monografia storica pubblicata due decenni prima da don Salvatore Prencipe, prendo finalmente coscienza di cosa c’è dietro (o meglio sotto) queste mura diroccate, ma ancora tanto superbe per il passato lignaggio.
Nel frattempo, sul finire degli anni settanta, si completa il tracciato della strada comunale che, dalla Coppa del Principe, sale fino allo Stinco.
Questa strada è indubbiamente servita a rendere noto e fruibile lo storico diruto edificio a tanti, mattinatesi e non, cui prima era precluso l’accesso, per l’indubbia difficoltà nel raggiungerlo, a meno di munirsi di animali da soma o con una scarpinata dalle modalità sopra descritte.
Le mie frequentazioni, grazie a questa importante innovazione, sono nel frattempo aumentate e le osservazioni in loco sono diventate meno superficiali e più mirate, anche per l’acquisto di idonee attrezzature fotografiche.

Dalle parole ai fatti: le Giornate Pro Monte Sacro

Nell’estate 1982, con Piero Vaira, programmiamo e realizziamo, per i turisti ospiti che ne facciano richiesta, un servizio, totalmente gratuito, di guida ai ruderi dell’abbazia.
L’esperienza viene partecipata e condivisa dall’AGESCI (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani) della provincia di Foggia che nella successiva estate 1983 organizza la prima edizione delle Giornate Pro Monte Sacro, concepita come impresa delle Comunità Capi e Rover/Scolte della zona di Foggia.
L’assistente ecclesiastico di Zona, don Fausto Parisi, concorda col sindaco di Mattinata Giuseppe Argentieri un progetto per la realizzazione di un campo di lavoro finalizzato alla pulizia del perimetro abbaziale con la raccolta delle migliaia di ossa disseminate e relativa sepoltura in una fossa da noi scavata all’esterno dell’area conventuale, in vista di presumibili futuri interventi conservativi.
Il tutto con la modesta cifra di 200 mila lire del vecchio conio per l’acquisto dei materiali necessari!

Nei primi giorni di agosto, dopo una salita notturna aiutati nel trasporto dell’occorrente da un asino prestato da un disponibile contadino, si allestisce un piccolo campo base (3 tende) nella spianata prospiciente l’abbazia: per circa una settimana Capi adulti, ragazzi e ragazze scout di tutta la provincia foggiana (ma anche amici volontari e turisti coinvolti) si alternano per portare a compimento questa opera di pietas cristiana che a fine lavoro vede l’inumazione nella fossa nel frattempo approntata, con fatica per la presenza di roccia nel sottosuolo, di ben 37 sacchi di ossa umane (teschi, femori e quant’altro) recuperati anche fuori dalle mura, appartenuti a generazioni di monaci dell’abbazia che per circa 5 secoli si erano avvicendati sul Monte, profanate sul finire degli anni quaranta da mani sacrileghe, e mai più ricomposte.

In quella direi storica circostanza don Fausto Parisi, assistente Ecclesiastico Regionale AGESCI del tempo, celebra una Santa Messa su Monte Sacro a distanza di almeno altri 4 secoli dall’abbandono del sito da parte delle ultime maestranze religiose per tutta una serie di fattori negativi concomitanti (abuso della Commenda, perdita dell’autonomia economico-amministrativa, deperimento delle fabbriche, cedimenti strutturali e crollo delle volte a seguito di terremoti).

Nasce il Pellegrinaggio escursionistico

Io e Piero Vaira, unici mattinatesi presenti in quella memorabile circostanza, fummo particolarmente impressionati dalla solennità che quelle antiche vestigia assumevano nel corso della celebrazione del Sacro Rito: fu così che pensammo fosse possibile perpetuare l’evento, almeno una volta l’anno, e consentire a tanta altra gente di partecipare alla nostra gioia.
Della nostra idea informammo l’autorità ecclesiastica locale nella persona del parroco di Mattinata arciprete don Francesco La Torre. Gli parlammo della possibilità di indire una seconda edizione delle Giornate pro-Monte Sacro, proponendo un qualcosa che contemperasse l’esperienza antica del pellegrinaggio cristiano con quella moderna dell’escursionismo ambientalista. Don Francesco aderì subito con entusiasmo all’idea e individuò la festa di San Benedetto da Norcia, Abate di Montecassino e fondatore del monachesimo occidentale, fare al nostro caso: nacque così l’11 luglio 1984 il 1∞ Pellegrinaggio-escursionistico alla Abbazia Benedettina della SS. Trinità di Monte Sacro, nell’ambito della 2∞ edizione delle Giornate Pro-Monte Sacro, organizzato dal gruppo scout AGESCI Mattinata 1, operante nella Parrocchia S. Maria della Luce di Mattinata.

In una giornata particolarmente calda ed assolata (come testimoniano le foto di repertorio), ma indimenticabile, don Francesco e don Fausto concelebrano su Monte Sacro, alla presenza di turisti e mattinatesi saliti senz’altro per la prima volta sul monte che sovrasta la bianca farfalla garganica.
E salgono a piedi in un periodo in cui l’amministrazione comunale in carica paventa la costruzione di una carreggiabile che avrebbe consentito alle auto di salire fino all’Abbazia, trasformando il pianoro di felci in un enorme parcheggio per pasquette e week-end.
Ad onta di tutto ciò, scongiurato il pericolo incombente, anche per la presa di coscienza circa l’inutilità dell’opera, quello che va evidenziato è che nel corso degli anni la manifestazione è cresciuta pur mantenendo l’impianto strutturale originario che vede le Giornate Pro Monte Sacro promuovere manifestazioni di contorno e di lancio dell’iniziativa, culminanti sempre nella giornata dell’11 luglio.

Un anno particolarmente significativo fu il 1989 quando la 7™ edizione coincise con la preparazione all’Incontro Mondiale della Gioventù che Giovanni Paolo II volle tenersi a Santiago di Compostela, celebre santuario della Cristianità fin dall’antichità meta di pellegrinaggi al pari di Roma, Gerusalemme e Monte Sant’Angelo.
Particolarmente ricco il programma in vista del pellegrinaggio a Monte Sacro con due conferenze preliminari: il prof. Michele d’Arienzo relazionò con l’ausilio di diapositive su ìIl pellegrinaggio sul Monte Garganoì seguito da padre Mario Villani, docente di Storia della Chiesa, che dissertò su îIl pellegrinaggio nella Cristianitàî.

A partire da quel sesto pellegrinaggio si adottò la liturgia che prevede la benedizione del pellegrino con i suoi elementi simbolici: il bordone, il cappello, la bisaccia e la borraccia.
A metà degli anni 90 a cura del gruppo AGESCI di Mattinata fu attrezzata una piazzola di sosta situata a mezza costa tra lo Stinco e Monte Sacro, per consentire ai pellegrini un breve riposo meditando davanti ad una bella statuetta della Vergine Immacolata.

Da qualche anno la liturgia del pellegrinaggio dell’11 luglio è si è arricchita grazie alla partecipazione dei monaci della vicina comunità di Pulsano guidati dal priore padre Fedele, cosa che contribuisce a rendere la giornata ancora più solenne.

Un cammino che continua

Siamo alla vigilia della 24™ edizione delle Giornate Pro-Monte Sacro e del 23∞ Pellegrinaggio escursionistico: la strada percorsa è stata tanta, non priva di difficoltà. Dal punto di vista degli studi storico-archeologici si sono succedute, in circa dieci anni, diverse missioni guidate da studiosi del Museo Nazionale di Norimberga che nuovi lumi hanno dato su quanto ancora si cela sotto queste macerie o negli Archivi.
Quanto all’aspetto conservativo vi sono stati timidi abbozzi di restauro con il consolidamento dell’unica volta del pronao ancora integra.

Deludente la sensibilità degli amministratori comunali che si sono succeduti dopo il sindaco degli anni ottanta Giuseppe Argentieri, l’unico ad aver realmente preso a cuore la salvezza della nostra abbazia.
Avendo come termine di paragone quanto di buono realizzato in pochi anni nella vicina Abbazia di Pulsano, viene da pensare che in primo luogo è mancato il supporto di un Comitato che coordinasse le iniziative e si sostituisse alla buona volontà ed improvvisazione di quanti come noi, eravamo animati esclusivamente da giovanile entusiasmo, ma privi di mezzi. Ma è mancato quello che venti e più anni fa chi scrive aveva ripetutamente preconizzato in articoli scritti sull’argomento: è mancato un risveglio spirituale.
Solo infatti una presenza viva in loco, come verificatosi a Pulsano, avrebbe consentito a Monte Sacro di rinascere a nuova vita, perchè le pietre col tempo si deteriorano ma lo Spirito vive in eterno.

Il sogno che si avvera

Amarezze a parte, quest’anno la Provvidenza ci concede la realizzazione di un ulteriore sogno rimasto ancora nel cassetto: dopo secoli di oblìo una Dignità mitrata, un vescovo appunto, officerà ancora sul Monte dove nel V secolo d.C. furono ben sette i vescovi pugliesi guidati dal Pastore sipontino San Lorenzo Maiorano ad infrangere il simulacro di Giove Dodoneo e dedicare il luogo alla SS. Trinità. Non sarebbe neanche da escludere nel XIII secolo un passaggio del dimissionario e fuggiasco Papa Celestino V (già monaco Pietro da Morrone), proveniente da Monte Sant’Angelo e diretto a Vieste, porto in cui, al momento di imbarcarsi alla volta dell’Oriente, sarà catturato per ordine del suo successore Papa Bonifacio VIII. Anche se Dignità Mitrate furono gli stessi Abati di Monte Sacro, fino al primo Commendatario, Cardinale Niccolò d’Acciapaccio nel XV secolo.

Una semplice preghiera

L’11 luglio prossimo l’Arcivescovo Monsignor Domenico D’Ambrosio salirà con noi, Pellegrino tra i pellegrini, su Monte Sacro donando solennità al luogo e all’evento: con un briciolo di fantasia sarà come riascoltare le salmodie intonate dei monaci, per essi composte dal grande Abate e poeta Gregorio nel XIII secolo.

Facendomi interprete dei sentimenti di quanti amano questo luogo per la sua storia, la sua architettura, la sua natura, ma soprattutto la sua spiritualità, oso porre a Sua Eccellenza questa modesta domanda: perchè dalla morte di don Salvatore Prencipe la Chiesa Abbaziale di Mattinata non ha più avuto un suo Abate mitrato?
Possiamo sperare che questa Chiesa locale veda in un prossimo futuro il suo amato Arciprete elevato al rango che gli compete e che compete a questa comunità ecclesiale e cittadina?

Nel rinnovarLe filiale devozione, Le auguro buon cammino verso Monte Sacro ed attraverso le strade della Nostra Arcidiocesi.

  • Antonio Latino

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