L’affidamento dei tributi ha scatenato la crisi politica

La Torre: ”Il sindaco voleva darli a ditta esterna”

Una domanda aleggia nell’agone politico: il sindaco Angelo Iannotta confermerà o ritirerà le dimissioni (il termine dei venti giorni scade intorno al 10 ottobre) protocollate lunedì 21 settembre? Visto il clima da ultimi giorni di Pompei – siamo agli stracci che volano con tanto di bordate pesanti tra le parti – difficile pensare ad una riconciliazione tra le parti (sindaco e parte della sua ex maggioranza). Iannotta dovrebbe prima chiarirsi con i quattro consiglieri (Lorenzo La Torre, Lorenzo Bisceglia, Matteo Arena e Michele Falcone) del suo schieramento che gli hanno votato contro e poi tentare di ripartire, qualora il chiarimento dovesse sortire effetti.

Venga in consiglio comunale con le tavole del DPP modificate e voteremo nuovamente fanno intendere i quattro. Ma c’è scetticismo; a complicare le cose c’è il termine della legislatura tra pochi mesi (si vota a marzo 2010). Intanto La Torre, l’ex vicesindaco defenestrato svela che non è il DPP il vero nodo del contendere, ma l’atto di indirizzo per l’affidamento in concessione dei servizi relativi ai tributi locali, anche questo rinviato, durante la seduta del consiglio comunale del 18 settembre scorso, contro la volontà del sindaco, che si ritrovò sotto durante la votazione (nove favorevoli al rinvio contro otto). Tale provvedimento se approvato – spiega La Torre – avrebbe portato nelle casse della ditta esterna vincitrice della gara centinaia di migliaia di euro. Se invece il tutto fosse stato gestito in economia, quei soldi sarebbe stati spesi per migliorare la funzionalità degli uffici, provvedendo magari all’assunzione di personale.

Insiste l’ex vicesindaco: Non si possono spendere tutti quei soldi perchè le casse comunali sono vuote, visto che il fido bancario del Comune è stato prosciugato di oltre un milione di euro e a malapena si riesce a pagare gli stipendi ai dipendenti. Faccio un esempio: stimando una entrata tra Ici e Tarsu di due milioni di euro e ipotizzando un aggio a favore della ditta aggiudicatrice del 25 per cento, ad essere buoni, si prevede un esborso da parte del Comune di 500 mila euro. Perché dunque si vuole a tutti i costi esternalizzare il servizio? Perché si vuole far gravare il tutto sui cittadini contribuenti che verrebbero così tassati ulteriormente? Mi sfuggono i motivi di tanta ostinazione, perché il sindaco non risponde a queste domande è la chiosa dell’esponente del Pdl.

  • Francesco Trotta (La Gazzetta del Mezzogiorno)

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