“La tassa turistica? No, grazie”

Il balzello previsto dalla finanziaria contestato un po’ da tutti…

Due euro al giorno per i comuni più piccoli, cinque euro per le città metropolitane. E’ questa la misura massima della cosiddetta tassa di soggiorno che i comuni potranno introdurre dal prossimo anno per fare fronte alle esigenze create dall’arrivo di turisti, per migliorare i servizi e valorizzare i centri storici.

A prevederlo è un emendamento alla Finanziaria messo a punto dalla commissione Bilancio. La tassa di scopo sarà regolata dalla conferenza Stato-regioni che fisserà le linee guida di coordinamento nazionale. Ma questo vale per i comuni minori mentre le città potranno non attendere la delibera della conferenza.
Il prelievo potrà essere applicato solo ai cittadini non residenti ma saranno previste anche “eventuali riduzioni ed esenzioni” nonchè “forme di convenzione con le imprese della filiera turistica”. Sarà anche possibile prevedere l’applicazione del tributo solo per un certo periodo annuale.

Ma è già scattata la polemica e le prese di posizione di tutte le categorie, colpite più che interessate, dalla misura prevista in Finanziaria. Ma cosa ne pensano i sindaci e gli amministratori della Montagna del Sole circa la nuova gabella pensata dal Governo Prodi? E gli operatori turistici? E, più in particolare, gli albergatori, ossia i diretti interessati alla raccolta della taglia gravante sulla testa del turista, da girare poi nelle casse comunali?

Quasi ovunque si è levato un coro di “No grazie“. Sindaci ed assessori del Gargano turisticamente rilevante sono contrari alla nuova tassa che finirebbe per penalizzare un settore, come quello turistico, che solo quest’anno ha mostrato segni di ripresa. “Non intendiamo assolutamente imporre tasse a chi sceglie di venire in vacanza da noi“, sostiene Giuseppe Cimaglia, assessore al turismo di Vieste. “Non credo sia una buona idea” aggiunge l’amministratore comunale che è anche operatore turistico “perchè è già difficile convincere i potenziali turisti a scegliere il Gargano, così distante e privo di adeguati collegamenti. Se poi a questo disagio ci aggiungiamo l’imposizione fiscale, rischiamo di compromettere seriamente il settore dinamico della nostra economia“.

Tassa di soggiorno no, dunque. Ma quale l’alternativa?

Tempo fa ho proposto la creazione di una carta di servizi turistici, non obbligatoria, da offrire agli ospiti a fronte di una modica spesa. Con essa sarebbe possibile usufruire di parcheggi gratuiti, visite guidate, trasporto urbano, sconti in negozi convenzionati e di altri servizi turistici” continua Cimaglia. “Ecco, questo credo sia il modo migliore di offrire veri servizi e, nello stesso tempo, reperire risorse da utilizzare per la promozione e l’accoglienza“.

Dello stesso avviso il sindaco di Peschici, Franco Tavaglione, che si dice “contrario alla tassazione nei confronti dei nostri ospiti. E’ un momento di riflessione che credo debba coinvolgere tutti gli amministratori dei comuni costieri, perchè insieme si possano trovare soluzione condivise“.
Anche il sindaco di Peschici è “favorevole ad una carta servizi, ma a livello intercomunale, così da interagire e migliorare i servizi stessi. Piuttosto che imporre occorre favorire“.

Di tassa di soggiorno il sindaco di Rodi, Carmine D’Anelli, non ne vuol nemmeno sentir parlare. “Ma stiamo scherzando? Come si fa ad imporre una tassa a chi contribuisce in modo determinare ad elevare la nostra economia. Mi auguro che anche gli altri colleghi sindaci del Gargano siano dello stesso parere perchè è una questione che coinvolge tutti“.
D’Anelli, a questo proposito, nei prossimi giorni si farà “promotore di un incontro con tutti i sindaci del Gargano turistico, da Capoiale a Mattinata, perchè si decida insieme la strategia da adottare e cosa fare per migliorare l’ospitalità del Gargano, senza per nulla gravare sulle tasche degli ospiti“.
Anche D’Anelli è favorevole alla carta di servizi turistici. “Credo che si debba lavorare insieme per raggiungere questo obiettivo” afferma il sindaco di Rodi “perchè in questo modo saremmo in grado anche di creare nuovi posti di lavoro e combattere l’abusivismo, specie per quanto riguarda i parcheggi, che crea solo problemi, d’immagine in primo luogo“.

A Mattinata la questione non è stata ancora presa in esame. “Non ne abbiamo ancora parlato in giunta“, asserisce il sindaco Iannotta, “ma lo faremo nei prossimi di giorni, anche se in linea di massima siamo contrari all’imposizione della tassa di soggiorno. Questo, però, ci darà la possibilità di porre in essere una iniziativa che già avevamo in mente di realizzare, vale a dire quella di confezionare una card turistica spendibile nel corso della permanenza a Mattinata. Abbiamo in animo” afferma ancora Iannotta “di incontrare gli operatori di Mattinata per definire meglio l’iniziativa, che dovrà essere assolutamente volontaria e non obbligatoria, perchè con l’imposizione non aiutiamo certamente il nostro turismo a crescere“.

Tutti concordi poi sulla difficoltà della riscossione del tributo, non tanto per i comuni quanto per gli operatori turistici (sui quali grava l’onere di girare il corrispettivo alle amministrazioni comunali) che si vedrebbero costretti a non caricarla sugli ospiti, ma a farla gravare sul proprio bilancio, per evitare l’aumento dei prezzi che, al contrario, sono tutti al ribasso anche per l’estate 2007.

Rarissimi i casi in cui l’imposta turistica è condivisa anche fuori dai nostri confini più prossimi: contrari operatori, sindacati e persino politici. Fra i sindaci del Barese è prevalente la scelta di non avvalersi dell’opportunità concessa dalla Finanziaria, perchè non porta vantaggi al territorio. Al momento soltanto il primo cittadino di Alberobello, Bruno De Luca, si proclama a favore della tassa di scopo.
Protesta il presidente regionale di Federalberghi Edoardo Caizzi: “Provvedimento dannoso per l’economia delle vacanze e per la categoria, ridotta al rango di sostituto d’imposta. I clienti degli hotel portano ricchezza al territorio, non sono fonte di disagio“.
Dal ticket è immune il capoluogo, ma il sindaco di Bari, Michele Emiliano, ritiene piuttosto che sia necessario promuovere il turismo e incentivare le presenze. Afferma però che la tassa è uno strumento utile per le città che non sono in grado di far fronte alle spese aggiuntive legate alla pressione indotta da una massa di visitatori. Che non mancano certamente nella Città dei trulli, patrimonio dell’Unesco.
Il presidente comunale dell’associazione albergatori, Domenico D’Onghia, però replica: “Per reperire fondi utili a creare parcheggi, per garantire una maggiore pulizia delle strade e una viabilità meno caotica il sindaco può attivare altri canali. Alberobello non è Roma, o Venezia, o Firenze“.

Dalla provincia al capoluogo è un coro di “no”. Simeone Di Cagno Abbrescia, ex sindaco di Bari e ora parlamentare di Forza Italia, ragiona a voce alta: “E’ una misura riproposta subdolamente per mascherare l’incapacità di trasferire risorse ai Comuni“. E ricorda le battaglie condotte dalla categoria per abolire un tributo “che colpiva quanti venivano in città e portavano denaro per far girare l’economia“. La tassa di soggiorno è stata varata per la prima volta nel 1910 e cancellata nel 1989.

Affermano che la tassa sia inopportuna per un Sud che sogna lo sviluppo e che cerca la collaborazione degli operatori anche i sindaci di Monopoli (Paolo Leoci), di Polignano (Simone Di Giorgio), di Locorotondo (Ubaldo Amati), di Giovinazzo (Antonello Natalicchio) e di Castellana (Simone Pinto).

E la polemica monta anche a livello nazionale, con una corale e secca richiesta di stralcio dalla legge Finanziaria. Solo a queste condizioni le categorie turistiche italiane si dicono pronte a sedere ad un tavolo di discussione col Governo per affrontare in maniera costruttiva il problema.
La richiesta, rivolta al presidente del Consiglio, Romano Prodi, al vice presidente del Consiglio con delega per il Turismo, Francesco Rutelli ed al ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa, arriva unanime da Confturismo-Confcommercio, Federturismo-Confindustria ed Assoturismo-Confesercenti, le tre organizzazioni di categoria che raggruppano le oltre 270 mila imprese che in Italia producono un giro d’affari annuo di 140 miliardi di euro, pari a quasi il 12% del Pil e creano occupazione per oltre 2 milioni di persone.

La Uil boccia la tassa di soggiorno “perchè dannosa per il turismo“. Lo sottolinea il segretario generale Luigi Angeletti.
E infine anche il Comitato dei giovani albergatori della Puglia esprime la totale disapprovazione e preoccupazione per la tassa: “Così facendo le imprese turistiche saranno gravate di un nuovo balzello“.

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