La Giunta decide di opporsi alla sentenza che ha condannato il Comune a pagare 1,5 milioni di euro

Nominato per la difesa l’avvocato Berardino Arena

Il Comune, a seguito di sentenza civile della Corte di Appello di Bari, è stato chiamato a pagare un milione e mezzo di euro agli eredi D’Errico per una vicenda di espropriazione risalente a trenta anni fa. La Giunta comunale ha deciso di impugnare, nelle sedi competenti, tale sentenza “e specificamente  con la revocazione e  con il ricorso per Cassazione, in via congiunta e/o alternativa, ivi compreso il ricorso per la sospensiva dell’esecutività della stessa sentenza e, per l’effetto, affidare l’incarico di assumere ogni iniziativa in merito alle dette impugnative, all’avv. Berardino Arena”. 

La Corte di Appello  con sentenza  del 28 gennaio 2014 “definitivamente pronunciando, in sede di rinvio disposto dalla Corte di Cassazione, sull’appello in riassunzione proposto dagli eredi D’Errico ha dichiarato la responsabilità del Comune di Mattinata per il danno cagionato agli eredi per la perdita della proprietà del suolo della estensione di mq 11.236”. Aggiungendovi interessi e spese si arriva alla somma complessiva, come risulta dalla nota trasmessa dal prof.  Enrico Follieri, legale degli eredi, di € 1.515.986,88.

La Giunta mattinatese ha “consultato lo studio legale dell’avv. Arena Berardino di Mattinata, il quale nel fornire la piena disponibilità ad assumere l’incarico di rappresentare e difendere il Comune di Mattinata nel giudizio, ha ritenuto la sussistenza di fondati motivi per impugnare la sentenza n. 113/2014 emessa dalla Corte di Appello di Bari”. E’ una storia lunghissima questa del contenzioso successivo all’esproprio del 1984. Il Comune procedette ad una occupazione d’urgenza al fine di acquisire un’area pubblica da adibire a verde attrezzato. Con sentenza del 2000 il Tribunale di Foggia, aveva condannato il Comune a risarcire il danno subito dagli espropriati per la perdita del terreno. Ma tale sentenza era stata poi ribaltata dalla Corte di Appello nel 2003: i giudici baresi avevano accolto l’impugnazione del Comune ritenendo prescritto il diritto al risarcimento dei proprietari in quanto si era avuta una ipotesi di “occupazione espropriativa e non usurpativa”.

Gli espropriati, che avevano fatto ricorso in Cassazione, ottennero la “cassazione” della sentenza di Bari e il rinvio per un nuovo giudizio. Nell’ultima sentenza di gennaio, i giudici hanno deciso sull’insussistenza di una valida “dichiarazione di pubblica utilità”, in quanto “la medesima poteva al più evincersi implicitamente dal Piano di fabbricazione del 1973 prodotto dal Comune”.  Si era avuta pertanto un’occupazione usurpativa e non occupativa. Inoltre, afferma la sentenza, ora oggetto di nuove impugnazioni da parte del Comune, “il provvedimento di occupazione d’urgenza del 1984, poiché non tempestivamente posto in esecuzione nei tre mesi successivi, era divenuto inefficace rendendo la procedura illecita ab origine” e aveva impedito la prescrizione stante la permanenza dell’illecita occupazione.

  • Fonte: Francesco Bisceglia
    Gazzetta del Mezzogiorno

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