Il custode della memoria

La collezione dello “Speziale” cerca casa

Quando nacque a Monte Sant’Angelo, l’Italia era già in guerra da qualche mese dopo l’apertura delle ostilità, datata 23 maggio 1915, contro l’Impero Austro-Ungarico. Era il 15 novembre, ma secondo una prassi, tra l’altro assai in voga allora, fu registrato all’anagrafe solo un mese e mezzo dopo, il 2 gennaio del 1916. Don Matteo Sansone, detto lo Speziale, archeologo per passione, farmacista per necessità come amava definirsi, aveva 76 anni quando scomparve nel 1992. Era ed è una figura di primo piano nella storia di Mattinata e dell’archeologia italiana. Merito di un imponente catalogo, la collezione Sansone, un tesoro, un patrimonio di circa 5000 pezzi, alcuni dei quali dichiarati di interesse storico-archeologico.

Il 27 marzo scorso, ricorreva il quattordicesimo anniversario della sua scomparsa. ´Il farmacista era un uomo di mezza età, piuttosto piccolo e asciutto, di viso abbronzato, regolarissimo e di modi riservati, ma con qualche bruschezza. Non vestiva il camice bianco dei farmacisti e si muoveva fra i clienti, la più parte contadini, come ufficiale fra la sua truppa, con affetto, cioè e autorità. Lo aiutava nel suo lavoro una ragazzetta dagli occhi verissimi, incantatiª.
Lo descrisse così Vìrgilio Lilli in un memorabile reportage apparso sul Corriere della Sera il 17 luglio 1959. L’inviato speciale del quotidiano milanese di via Solferino s’imbattè nello speziale, quarantasette anni fa in modo tra l’altro molto casuale. Di stanza a Manfredonia, fu esortato da molte persone che incontrava durante il suo soggiorno sipontino, ad andare a ´Mattinata per comprare un tubetto di aspirina. Ne vale la pena…ª.

Ma ancor prima e anche dopo, lo speziale fu il catalizzatore delle curiosità di scrittori, giornalisti, archeologi, studiosi, richiamati dalla scintillante collezione Sansone, un tesoro di reperti emblema del glorioso passato del Monte Gargano. Per la Farfalla Bianca, come sovente viene definito il paese di Mattinata che qualche lustro fa conservava, come forma del centro abitato, proprio quella sagoma, lo Speziale rappresentò in quegli anni (dai ’60 ai ’70), grazie alla calata di big della scienza, dell’archeologia, del giornalismo, un toccasana. Favorì l’uscita del paese da un larvato quanto insidioso isolamento culturale. Lo Speziale si rivelò a tal proposito una sorta di testimonial vincente per Mattinata. Perchè, attirati dal farmacista-archeologo, quando ripartivano, i big, lo facevano avendo negli occhi lo stupore di aver scoperto nel frattempo un paese e dei luoghi incantevoli, prima a loro sconosciuti.
E lo scrivevano, ne parlavano. Il tam-tam funzionò.

Precursore dei tempi, antesignano ambientalista, lo Speziale incarnò la figura del notabile nella piccola borgata: uomo di cultura e di scienza, incuteva timore e rispetto. Dedicò la sua esistenza a rincorrere i richiami della storia. Tutte le illustre testimonianze della storia che ci ha lasciato, sono scampoli di memoria di un passato che, riemergendo dal sottosuolo, lo faceva ora sotto le sembianze e le forme di un’anfora, ora di una stele, ora di un vaso, ora di un’ampolla. Tutte tracce di una millenaria grandiosità della Montagna del Sole, crocevia fin dall’antichità di fiorenti civiltà d’oltremare.

Lo Speziale intuì ben presto di essere nato in una terra dal grandioso passato. Sviluppò una consapevolezza, dandosi una missione: preservare l’antico splendore del Gargano che fu. Instancabile, setacciò in lungo e in largo il territorio. Sostenuto dalla sua straordinaria passione, il collezionista seguì inebriato la scìa del profumo della storia e si ritrovò ad indossare gli abiti dell’´apostoloª, tutto proteso a dare luce e tutela all’immensa memoria custodita nelle viscere della Montagna del Sole. Si narra per esempio che, in più di una occasione non esitò a ´strappareª (in senso benevolo) ad ignari contadini, e quindi salvandole, delle preziose sculture in pietra. Per questi ultimi, altro non erano che massi buoni malapena per recintare l’ovile di campagna.


La imponente collezione ancora in attesa di una degna collocazione

Era il grande cruccio di Matteo Sansone: realizzare a Mattinata un grande museo dove ospitare la sua imponente collezione, qualcosa come 5000 pezzi (comprendente abbondante materiale etnografico) di cui 2695 definiti nel 1990 con un decreto ministeriale d’eccezionale interesse storico-archeologico.

Un’eredità da lasciare al suo paese, Mattinata, che amava tanto (lui era originario di Monte Sant’Angelo) e dove, la sua farmacia-museo (a tal proposito va rimarcato che fu sempre contrario ad ogni tentativo di trasferimento dei reperti verso una località diversa) ha rappresentato per decenni una gustosa chicca nel mondo, accademico e non. Un modo come un altro per proiettare la ´Farfalla Biancaª nel circuito archeologico che conta. Per dargli visibilità su scala nazionale ed internazionale nell’ambito di studiosi e appassionati di archeologia.

Erano questi gli intenti di Matteo Sansone prima di morire, animato dal desiderio di voler fare un vero e proprio atto d’amore verso la sua terra, la sua comunità. A circa tre lustri dalla sua scomparsa, purtroppo tutto è ancora in alto mare. L’amministrazione comunale (e se ne sono succedute diverse e pure di opposta collocazione politica) e gli eredi, in primis il figlio Peppino, titolare della farmacia paterna di Corso Matino, sono ancora alla ricerca del bandolo della matassa, dell’accordo giusto. Infiniti i tira e molla, le discussioni, gli accordi auspicati, i tentativi andati a vuoto. Anni e anni d’incomprensioni, finte inaugurazioni di locali adibiti a Museo, ma vuoti di qualsiasi reperto della collezione. Tutto questo è accaduto durante l’arco di questi ultimi 14 anni.

In verità, l’ubicazione ci sarebbe ed è il Museo civico di Via Di Vittorio, ma purtroppo, come si diceva, è vuoto. Nel senso che della collezione Sansone non c’è nemmeno l’ombra. Una collezione che oggi è costretta ad essere confinata in angusti locali privati della famiglia Sansone, la quale sborsa costi di guardiania di una certa portata ed è forse stanca di questo impasse che ormai si trascina da tempo, da troppo tempo.

E c’è una collezione che rischia di assottigliarsi sempre più con il passare del tempo, a causa dei famelici appetiti di scaltri ladri d’arte (numerosi i furti, l’ultimo risale al 1998 quando ignoti trafugarono un ingente bottino di reperti mai ritrovato) in azione sul Gargano, da sempre terra di tombaroli.

L’infinita questione della degna collocazione della Collezione Sansone necessita di una definitiva soluzione: questo va rimarcato con decisione.
E’ intollerabile che il tutto sia ancora nel limbo delle intenzioni. Va reso concreto il grande desiderio del farmacista, il Gargano e Mattinata non possono più attendere e sarebbe davvero il momento che qualcuno affrontasse la questione con pragmatismo. Le dispute degli uomini dovrebbero avere il pudore di arrestarsi dinanzi alla improcrastinabile necessità di assicurare una degna sistemazione ad un tesoro inestimabile. Il tesoro dei nostri avi.

  • Francesco Trotta

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