Il Cristo di contrada Gentile

dopo tanti anni… mi permetto di violare questo mio modesto segreto…

Grazie alle intuizioni del compianto dottor Matteo Sansone è ormai un dato incontrovertibile che la baia di Mattinata fu, sul finire del primo millennio uno degli approdi preferiti dai Cristiani che da Oriente migravano verso Ovest (specificamente verso le coste levantine della penisola Italiana) per sottrarsi alle persecuzioni come quella iconoclasta che gli Imperatori di Bisanzio misero in atto, a partire da Leone Isaurico (sec.VIII d.C.), per reprimere il culto delle immagini.

Questi uomini di Chiesa, per lo più monaci anacoreti, scappavano via mare e diversi tra loro dovettero raggiungere, anche in periodi diversi, uno degli approdi più comodi come quello mattinatese, sistemandosi secondo il loro stile originario nelle grotte che abbondavano lungo i pendii delle nostre colline, dai luoghi più accessibili fino a quelli più impervi e sperduti a seconda del tipo di isolamento che si intendeva dare alla propria regola monastica, di vita e di preghiera.

Ecco così emergere i siti rupestri paleocristiani classificati dal Sansone nel suo saggio ìPanorama Archeologico del Garganoî, ma anche in scritti in cui descrive più specificatamente questi insediamenti.
Ascendendo dal mare fino verso la Montagna Sacra all’Arcangelo, ecco le grotte di contrada Principe (delle Colonne, dei Morti, dei Marinai) la cui orografia oggi è stata totalmente modificata, la grotta Scurzilli nel vallone di Tor di Lupo, gli ipogei della Sperlonga (da cui trarrà origine il più noto convento di Santo Stefano, priorato votato alla regola pulsanese), le grotte di Valle Tana, Iummetite, fino a quelle più celebrate del Vallone dei Romiti (eremiti) in cui dimoravano i monaci di Sant’Equizio (VI sec. d.C.) e da cui ebbe origine la famosa e celebrata Abbazia di Pulsano la cui fondazione si fa risalire a San Giovanni da Matera (sec.XII d.C. ).

Questi i nomi classificati, quindi conosciuti, oggetto di convegni di studio, nel corso dei quali più volte, a cavallo degli anni settanta fu relatore lo speziale-archeologo mattinatese. Ma ve ne sono ancora tanti altri disseminati nei nostri puntoni, nascosti in ambienti agricoli ampliati nel corso dei secoli con costruzioni rurali o accorpate più recentemente in ville ad uso turistico, i cui proprietari antichi erano ignari della loro origine religiosa, come altrettanto ignari sono quelli attuali, senz’altro più alfabetizzati di quelli di un tempo, anche se culturalmente poco edotti.
L’attuale proprietario laureato o diplomato,appena viene a conoscenza della rilevanza ai fini storico-archeologici di un bene di sua proprietà, fa di tutto per tenerlo nascosto e segreto, onde evitare possibili limitazioni future di natura vincolistica. Più o meno quanto successe al dottor Sansone nei primi anni settanta quando ebbe a sostenere un giudizio nei confronti del proprietario degli ipogei di valle Tana, reo di aver distrutto il famoso Cristo con le braccia aperte, stanco delle richieste da parte dei visitatori.

Ma da quali elementi caratterizzanti è possibile desumere una grotta poter essere stata un antico eremo? Clicca qui per visualizzare le altre foto
Questa origine la si evince da elementi strutturali naturali, ma anche adattati da interventi architettonici umani che le rendessero confacenti alla sistemazione e, successivamente, alla loro utilizzazione come piccoli luoghi di culto. Essi infatti erano di volta in volta impiegati come cellette abitative o ambienti,più o meno grandi, per celebrazioni liturgiche comunicanti e non tra di loro a seconda dei casi.
Elementi caratterizzanti possono essere considerati principalmente arcosolii, nicchie, piccole absidi, naturali e non, ma soprattutto graffiti e bassorilievi scavati nella tenera roccia garganica da anonimi scultori religiosi che nell’ora et labora praticato in questi eremitaggi, elevavano lo spirito a Dio, ne magnificavano la grandezza con l’espressione della loro arte e provvedevano al loro modesto sostentamento con la messa a coltura di piccoli orticelli attigui agli ambienti sopra descritti, raccogliendo pugni di terra in piccoli anfratti naturali protetti da macère (muri a secco) ed innaffiati dall’acqua piovana che riuscivano a raccogliere in piccole cisterne scavate a mano.

L’eremo di valle Tana individuato dal dottor Sansone nel 1968 fu oggetto della tesi di laurea ìLe origini cristiane del Garganoî discussa sul finire degli anni sessanta dal prof. Michele Prencipe presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Bari, relatore il chiarissimo prof. Qualquarelli.

Nel 1984 fui protagonista dell’individuazione casuale di uno di questi insediamenti, rimasto fino ad oggi sconosciuto, quindi non classificato, visitando una abitazione rurale in località Gentile, a mezza costa tra Mattinata e Monte Sant’Angelo lungo la strada ìlungaî, dopo aver doppiato di poco il Sellino Cavola.
Entrato nella grotta riadattata ad abitazione, la mia attenzione fu subito rivolta ad alcuni elementi caratterizzanti come arcosolii riutilizzati nel tempo in maniera diversa (mangiatoie, mensole, deposito per un torchietto per la spremitura dell’uva, ecc.), ma oltre a ciò la mia attenzione fu captata da una parete naturalmente absidata, cosa che mi fece esclamare immediatamente: questa è una chiesetta.

Mi misi a tastare la parete e individuai una nicchietta dove a malapena si intravedeva un corpo di fattezze umane con testa leggermente reclinata e braccia aperte, un crocefisso ricoperto da diversi strati di calce bianca.
Il lavoro certosino del proprietario, al quale mi premurai di spiegare cosa fosse l’oggetto della mia attenzione, portò alla luce un bel Cristo, non grande come quello di Valle Tana, scavato nella roccia, dal corpo nudo e senza la croce (anche quello di Valle Tana manca del supporto crocifero tanto che il Sansone ne parla come di un Cristo ìprivo del segno del condannato, ma Uomo-Dio che trionfa dall’alto della croceì).
Bella la chioma fluente e profonda l’espressione dei due occhietti che a rimirarla lascia senza parole, le ginocchia sono leggermente arcuate.

Ho dovuto promettere al proprietario amico, al quale avevo improvvidamente raccontato quanto successo anni prima al dottor Sansone dopo la scoperta di Valle Tana, di non rivelare ad alcuno l’esistenza di questo piccolo e antico capolavoro di arte religiosa artigianale.
A distanza di tanti anni mi permetto di violare questo mio modesto segreto, mettendo a disposizione di un pubblico più vasto la visione delle foto che a suo tempo mi premurai di scattare nella grotta, certo come sono, oggi più di allora, che il patrimonio artistico sia un bene di dominio pubblico che va ben oltre la proprietà privata esclusiva.

Mattinata, 12 luglio 2006

  • Antonio Latino

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