I veri eroi della vita. Tutti i colori di Fidelia Clemente

La giovane mattinatese parla della sua vita e dei suoi sogni

Le barriere nascono prima nel cuore di ciascuno. Fuori i muri, le distanze vertiginose. Origine comune è l’indifferenza. Cala il silenzio sulle vite degli uomini, un tonfo sordo, e lambito spesso dal pietismo. Ma non basta. Fidelia Clemente parla attraverso il suo sguardo e la sua stessa esistenza. Un ricamo di fantasia e di creatività, ignorato. Mai pienamente accolto da una società rigorosamente efficiente. Stancamente assente. Il dramma delle barriere architettoniche ritorna.

Puntuale è l’occupazione dell’unico posto riservato ai disabili di Piazzale Diomede. Un parcheggio preferito da chi si ferma al bar per bere un caffè. Fuori Fidelia non può uscire. Si ritenta il lungo giro con l’auto. Inutile.

Chi è Fidelia Clemente? Dove hai lasciato il tuo bagaglio di sogni e di creatività?

Tutto iniziò in una lontana notte di luglio del 1980. Venendo alla luce non ho pianto subito. In questo momento il pianto rappresenta per tutti una liberazione, l’ingresso nella vita. Per me il pianto è stato una catena. L’ossigeno era assente. I dottori si contendevano il mio corpicino, non sapevano più dove applicare la flebo. La sofferenza è entrata subito con prepotenza. La malattia non ha annientato la mia voglia di vivere. La tetraparesi spastica distonica non ha incatenato anche la fantasia e l’amore per l’arte. Con la forza e la perseveranza dei miei genitori sono riuscita a stare in piedi, e sorretta, a camminare. Per me anche una semplice passeggiata rappresenta una conquista importante.

La tua famiglia ti ha accolta con amore, ti sostiene in ogni tuo progetto. Fuori dall’ambiente familiare, chi e cosa incontri nella tua quotidianità?

Le mille barriere umane, mentali e gli spazi pubblici negati. Vivo a Mattinata, un paese troppo piccolo per inserirmi in attività teatrali e artistiche. Ricordo alle scuole elementari, le mamme dei miei compagni non volevano che i propri figli si sedessero accanto a me. Non ho molti amici. E le insuperabili barriere architettoniche. Inmancabili sia a Mattinata che in parte a Manfredonia. Per tutte le mie attività mi sposto continuamente a Manfredonia. Collaboro col Luc (Laboratorio Urbano Culturale) dove ho curato la rassegna cinematografica sulla diversità. Inoltre ho seguito anche un corso sul montaggio dei video.

Passeggio sempre con i miei genitori. Se non avessi mio padre che mi accompagna con l’auto, sarei costretta a rimanere chiusa in casa. Ultimamente ha subito un operazione molto delicata, e per oltre venti giorni sono stata affidata ad una cooperativa di Andria. Il mio unico sostegno, il mio unico motore è mio padre. Le istituzioni lasciano sole le famiglie e soprattutto noi ragazzi. Non abbiamo alcun sostegno concreto, una persona che si prenda cura per gli aspetti più concreti della vita, un accompagnatore del comune o di un associazione. Fuori l’unica compagna ad aspettarmi è la solitudine.

Fidelia, malgrado gli innumerevoli ostacoli non ti sei arresa, regali il tuo sorriso meraviglioso e il tuo sguardo bagnato di cielo a chi incontri. Una frase ritorna spesso nella mente “l’essenziale è invisibile agli occhi”.

Cosa esprimi attraverso l’arte pittorica? Un universo di emozioni, che solo la tela raccoglie? E il tuo volo verso la danza?

Ho conseguito il diploma di maturità commerciale nel 2000 e la patente europea per l’uso del computer. Vorrei tanto lavorare, anche all’interno di una compagnia teatrale, fare delle comparse, recitare. Un’altra mia grande passione è il teatro, dove ho collaborato per un laboratorio teatrale dal 2002 al 2004 a Mattinata. Vorrei inserirmi anche all’interno dell’ufficio del turismo a contatto col pubblico. Per il momento restano solo sogni.

Sin da piccola sono stata affascinata dai colori, coi quali esprimo i miei sentimenti. Attratta da artisti non figurativi che utilizzano colori, macchie, strisce senza alcun coordinamento, come Pollok. Uso gli acrilici, la video pittura, le tempere. Le mie opere sono spesso colorate di grigio, arancio, blu, viola-fuxia. I sentimenti si alternano mentre dipingo, rabbia e gioia, entusiasmo e vitalità si uniscono. Dal 2009 frequento un corso di danza terapia con Michele Mangano alla Casa Famiglia “Don Mario Carmone”. Purtroppo solo una volta la mese posso liberare il mio corpo. Sono libera quando ballo. La libertà è finalmente dentro e fuori di me. Mi sembra di volare. E sono felice.

 

 


  • Maria Pia Telera

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