Furto al Museo di Mattinata

Rubati diversi schermi televisivi e apparecchi elettronici

Furto al museo del centro garganico. Gli autori del colpo sono entrati, si presume dall’ingresso posteriore e in modo agevole, nella struttura di via Giuseppe Di Vittorio e hanno sottratto quello che vi hanno trovato. L’elenco puntuale di tutti gli oggetti rubati sarebbe ancora in corso ma sono sicuramente spariti diversi schermi televisivi e apparecchi elettronici, compreso l’impianto di fonoregistrazione utilizzato per le riprese video e audio dei consigli comunali, che lì si tengono nella “sala convegni”.

Il bottino sarebbe stato molto più ingente se il furto avesse interessato anche il materiale archeologico delle mostre permanenti esposto da diversi anni nelle sale museali. Ma nel 2013 la Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia, con la responsabile d’area Giovanna Pacilio, ha ritenuto doveroso far prelevare e trasferire presso i locali della stessa Soprintendenza le straordinarie teste di pietra e i corredi tombali composti da anelli, spille, bronzi, vasi, fibule e sculture, tutto proveniente dalla necropoli dauna di monte Saraceno e risalente al VIII-V secolo avanti Cristo.

Nel verbale di consegna  dei beni dal Comune alla Soprintendenza di Taranto la motivazione addotta fu la necessità di sottoporli ad una accurata opera di ripulitura. Il museo a Mattinata fu realizzato dal Comune nel 1982 e aperto al pubblico nel 1990. Nel 2003 Comune di Mattinata e Parco nazionale del Gargano convenirono sulla necessità di procedere all’ammodernamento della struttura: l’allora presidente del Parco Giandiego Gatta finanziò l’opera e fu incaricato per la progettazione l’architetto Vittorio Camerini, che aveva all’attivo l’allestimento di diversi musei italiani. I lavori furono ultimati e nel  museo civico rinnovato facevano bella mostra nei molteplici spazi allestiti e nelle moderne teche espositive i reperti archeologici del territorio mattinatese.

Attualmente, con il furto degli oggetti che facevano parte delle installazioni didattiche e il prelevamento dei beni archeologici da parte Soprintendenza, la struttura museale offre alla visione unicamente i tre massi con le orme di dinosauro e i due plastici in legno dell’abbazia di Monte Sacro, che il Comune ha ottenuto nel 2013 dal Museo di Norimberga.

  • Fonte: Francesco Bisceglia
    Gazzetta del Mezzogiorno

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