“Dalla parte dell’ente pubblico”

Lettera aperta al Presidente del Parco

La vicenda del restauro dell’Abbazia di S. Leonardo di Siponto (Manfredonia), che La vede protagonista ìscomodoî per il suo atteggiamento di aperta opposizione, senza ìseî e senza ìmaî, all’arcivescovo D’Ambrosio si è imposta all’attenzione dell’opinione pubblica per l’autorevolezza della controparte implicata.

La Sua presa di posizione così decisa nei confronti dell’autorità religiosa merita apprezzamento e solidarietà per il suo valore di testimonianza di laicità, merce davvero rara negli uomini politici e delle istituzioni nel recente passato. Ci voleva coraggio, e Lei l’ha avuto, nell’affermare categoricamente ìNon possiamo finanziare attività religiose con i fondi del Pisî.
Essa esalta il Suo ruolo di rappresentante di un ente pubblico così importante e centrale per lo sviluppo del nostro territorio, qual è quello del Parco del Gargano.

Non è cosa di poco conto se dei fondi regionali (1 milione 500 mila euro) destinati al recupero di alcune fabbriche della vecchia abbazia, i cosiddetti ìhospitalesî, vengano impiegati per un centro di accoglienza turistico pubblico ñ e sottolineo pubblico ñ e gestiti direttamente dal Parco del Gargano o, viceversa, siano messi nella disponibilità della Curia vescovile per finanziare la nascita di un nuovo monastero. E qui sottolineo nuovo, perchè, di fatto, quello di S. Leonardo non lo è più da un paio di secoli ñ fu soppresso nel 1809 da G. Murat ñ e niente porta a pensare che quei fabbricati debbano necessariamente riacquistare la vecchia destinazione monastica (basti pensare che la quasi totalità dei monasteri italiani, soppressi nel Decennio napoleonico o nei primi anni unitari, già da più di un secolo sono edifici pubblici: per esempio, quello dei Domenicani (sede del Comune), quello dei Celestini (sede della Biblioteca comunale e di altri servizi pubblici), quello degli Scolopi (sede di una scuola elementare e materna) o dei Minori Conventuali (Santa Maria delle Grazie) a Manfredonia.

Merita il plauso, quindi, la richiesta da Lei avanzata all’arcidiocesi di Manfredonia tendente ad ottenere la concessione in comodato d’uso delle fabbriche oggetto dell’intervento.
Mentre, al contrario, mal si concilia il rifiuto dell’alto prelato con l’interesse pubblico a salvaguardare un bene ambientale in condizione di avanzato degrado. Dopo tutto, quei luoghi, che sono nati ñ per usare le parole di monsignor D’Ambrosio ñ per ìl’accoglienza, la riflessione e la preghieraî ñ questi valori non li hanno espressi al massimo grado, se nel 1260 papa Alessandro IV esonerò i 6 religiosi dell’abbazia ñ trasformatasi nel frattempo, a detta dello stesso, da Domus Dei in spelunca latronum (covo di ladroni e malfattori) ñ e decretò il passaggio della stessa all’Ordine Teutonico ñ monaci-guerrieri tedeschi, più guerrieri che monaci, nati in appoggio alla causa delle Crociate in Terra Santa e in varie parti dell’Europa. Questi vi dimorarono per più di un paio di secoli, dopo di che l’abbazia passò ai Frati Minori, che la tennero fino al 1809, anno della soppressione murattiana.

Anche la proposta di poter utilizzare, in alternativa, l’intero finanziamento per l’abbazia di Monte Sacro ñ per inciso, al momento è più visitata dell’altra, nonostante sia raggiungibile solo con una mulattiera ñ e per l’ex caserma della Forestale a Vergon del Lupo nel comune di Mattinata, va nella direzione giusta.
Da deplorare, invece, è l’atteggiamento della Regione Puglia, istitutrice del finanziamento Pis n. 15. Infatti, per bocca dell’assessore al Turismo, Massimo Ostillio, si è schierata a spada tratta a favore della Diocesi di Manfredonia, non curandosi affatto delle finalità turistiche del progetto. Un fatto grave, anche e soprattutto se si considera che al governo della Regione Puglia c’è una giunta di centro-sinistra. è il solito trucco: non trovando il coraggio ñ e, forse, il modo ñ per finanziare apertamente un progetto dalle finalità religiose, si ricorre all’escamotage di finanziarne uno turistico camuffato. E il gioco è fatto, se nessuno parla. Questa volta, però le cose sono andate diversamente, e tutto il merito va al Presidente del Parco, avv. Giandiego Gatta.

Non mi resta che augurarLe di uscire vittorioso da questo braccio di ferro, nell’interesse del Parco e della comunità garganica.

Mattinata, 15 dicembre 2006

Prof. Michele Tranasi

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