Crollano le “torri gemelle”

Iniziato lo smontaggio degli impianti dell’ex petrolchimico Enichem

Cosa può rappresentare per l’intero territorio il via allo smontaggio (scattato nelle scorse settimane) degli impianti di produzione di fertilizzanti e di ammoniaca che si trovano nell’Isola 5 dell’ex petrolchimico Enichem località piana di Macchia di Monte Sant’Angelo alle porte del centro abitato di Manfredonia?

Sulle tante risposte che potrebbero essere date, vale la pena soffermarsi su di una, l’unica tra l’altro sulla quale l’unanimità dovrebbe essere, come dire scontata, assicurata. Ossia che lo smantellamento appena iniziato segna la chiusura di uno dei tanti controversi e persino cruciali capitoli della storia infinita che ha legato e lega il territorio, in primis la città di Manfredonia, alla scelta (rivelatasi poi scellerata alla prova dei fatti) di voler puntare sull’industria per lo sviluppo socio-economico della zona. Una zona, che visto i naturali attributi fornitigli da madre natura, pareva vincolata a tutt’altro destino, più consono magari alla sua reale vocazione (ossia quella turistica) che a quella invece attribuitagli, artificiosamente, dagli uomini.

Oggi, dopo il via ai lavori, si può affermare, magari gridando, che finalmente è arrivata una svolta nella lunga vicenda legata alla bonifica dell’ex stabilimento dell’Enichem di Manfredonia. Una bonifica invocata, auspicata, fortemente voluta a seguito di quel tristemente famoso incidente del 26 settembre 1976 quando da una delle due torri si sprigionò una nube tossica di anidride arseniosa dal colore giallognolo che provocò ingentissi0i danni sia all’ambiente circostante che alla salute, si presume, dei lavoratori. Vedi improvvisa proliferazione di neoplasie tra quanti si trovarono nei paraggi. A tal proposito, va ricordato, che è in corso un processo, il quale vede alla sbarra ben 12 imputati.

I lavori di smontaggio degli impianti di produzione di fertilizzanti e di ammoniaca (affidati alla ditta Agecos) si spera possano rappresentare i primi passi per il definitivo smantellamento sia della torre incriminata che della sua, come dire, torre gemella.

La ditta è al lavoro con un carico di circa trenta dipendenti. Il lavoro dovrebbe snodarsi in diverse fasi, le quali vanno dal catalogamento all’imballaggio di tutti i vari pezzi dell’ex impianto di produzione dei fertilizzanti. Pezzi destinati, secondo quanto deciso dalla stessa Unione Europea, alla totale e definitiva rottamazione. Rottami sui quali, pare si sia appuntato l’interesse di vari paesi internazionali, come gli Stati Uniti d’America, la Cina e il Giappone.

Ma lunga è la storia che si è dipanata da quel lontano 26 settembre di trent’anni fa. Una storia fatta di dolore, di rimpallo di responsabilità, di morti sospette, di allarmi, di processi. La cui chiusura è ancora di là da venire.
Come si sa tutto prende l’avvio quella mattina del 1976. Siamo all’alba, nelle prime ore della giornata. L’estate ha già chiuso i battenti, l’autunno è in procinto di manifestarsi. La giornata per fortuna è di riposo, nemmeno l’indotto lavora, pertanto lo stabilimento ospita solo i turnisti. Che ammontano a 150 dislocati nell’intero complesso. Il totale della forza lavoro va ricordato ammontava a circa 900-1000 lavoratori. L’Enichem in quel periodo si trovava a pieno regime.
Lo scoppio della colonna cilindrica dell’arsenico situata nella zona ammoniaca-urea, è improvviso e provoca la fuoriuscita di arsenico. Più della metà del serbatoio, circa i tre quarti, compreso la testata di questa colonna alta trenta metri, fa un volo di circa 200 metri in direzione del mare. E viene ritrovata nei pressi dei capannoni dell’urea, in un’area fortunatamente morta, perchè deserta.
La strage fu evitata per un pelo.

  • Francesco Trotta

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