21 settembre: festa di San Matteo Apostolo

Tradizionale appuntamento fuoriporta nella cappella rurale

A solo pochi giorni dalla conclusione della festa patronale della Madonna della Luce la popolazione mattinatese è chiamata a ritrovarsi per l’antico appuntamento devozionale presso la chiesetta rurale di San Matteo nella piana di Mattinata.

Questa bella cappella affiancata da una spaziosa sacrestia ed ubicata all’interno di una elegante corte con al centro una imponente conifera, risale al XVIII secolo secondo quanto si apprende leggendo l’epigrafe sulla campana posta sul tetto tra due colonnine: IN HRM D.MATTEI APLI A.D. 1714 CAN. L. MATTEUS JORDANUS (in onore di San Matteo Apostolo il Canonico Matteo Giordani).

Proprietà quindi della famiglia Giordani, nella Platea del 1728 è specificato che il sacerdote Giovan Tommaso Giordani con l’arcidiacono Don Domenico e Francesco Giordani, tra di loro fratelli, possedevano una vigna murata a Mattinata alla piantata detta Vigna di San Matteo con chiesa sotto lo stesso titolo, casino ed altre comodità, di tomoli 4 su cui pagavano 7 carlini di censo alla Mensa Arcivescovile Sipontina. Nel 1735 custode era l’eremita frà Domenico Grillo su incarico della famiglia Giordani.
Nel 1893 fu acquistata dall’avvocato Lorenzo Bisceglia che provvide al suo restauro resosi necessario a seguito dei danni subiti nel periodo sismico (1892-1894). Queste notizie sono riportate in Mattinata la nuova Matinum da Don Salvatore Prencipe. Attuale proprietario è il dott. Silvano Bisceglia.

Al suo interno si ammira sull’altare policromo la statua dell’Evangelista, opera di artigiani locali, che regge tra le mani il suo Vangelo e la penna.
Sulle pareti laterali sono incorniciate antiche stampe riproducenti i Santi protettori della famiglia proprietaria: Lorenzo, Lucia, Michele e Rosa, mentre nella sacrestia si conserva una bella croce lignea.

La festa conserva la sua impostazione originaria con la recita del vespro nel giorno della vigilia e la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal parroco di Mattinata alla presenza dei pellegrini accorsi a piedi percorrendo l’antico tratturo che, scendendo dai Mergioune, si allunga nella piana dei Funni fiancheggiando la maestosa torre merlata dei Pizziddi.

Come sempre a caratterizzare l’atmosfera gioiosa della giornata le immancabili bancarelle con nocelline americane e liquirizia per i più piccini. A conclusione della giornata i partecipanti amano far ritorno alle proprie dimore con un ramoscello di lauro (ù laùte) benedetto, da conservare quasi una preziosa reliquia.

Memorabili le feste allestite negli anni cinquanta per volere del proprietario dell’epoca, il Grand’Ufficiale-Commendatore dott. Michele Bisceglia.

Nell’antichità i festeggiamenti civili prevedevano giochi popolari come l’albero della cuccagna e la gara tra mangiatori di maccheroni ed alcuni singolari appuntamenti sportivi nel corso dei quali si fronteggiavano, in singolar tenzone, i giovani villici mattinatesi: la corsa nei sacchi, la corsa asinesca e il torneo della jaletta, una versione molto casereccia della medievale giostra del saracino.
A questa tradizionale competizione partecipavano rustici cavalieri in groppa a improvvisati destrieri (muli, asini e qualche cavallo) che, di volta in volta, si alternavano per provare, al termine di una lunga rincorsa, a centrare con una sottile asta, a mò di lancia, un secchio ricolmo di acqua alla cui base era saldata una piastra metallica con un foro in centro, sospeso ad una fune testa tra le pareti laterali della piazza.
Inevitabile bagnarsi mancando il bersaglio, mentre finiva per aggiudicarsi il trofeo, in generi alimentari, il cavaliere che avesse centrato l’obiettivo.

Mattinata, 20 settembre 2006

  • Antonio Latino

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