Cinema: ‘Il cielo può attendere’

Mercoledì 17 Luglio 2013 presso il Palazzo Mantuano

Mercoledì 17 Luglio 2013 appuntamento con “UUUUUU…CHE’ CINEME: PANE, VINO E PELLICOLE“, rassegna cinematografica a cura dell’Associazione Culturale Provo.Cult e degustazione di vini e prodotti tipici, in collaborazione con la Boutique del Gusto.

A partire dalle ore 21.00 presso il Palazzo Mantuano verrà proiettato il film “Il cielo può attendere -regia di Ernst Lubitsch“.

TRAMA

Henry (Enrico) Van Cleve, muore e si presenta a Mefistofele per essere ammesso all’inferno, convinto di non meritare altro, ma  Sua Eccellenza non sembra intenzionato ad accoglierlo, tuttavia e’ disposto ad ascoltare la sua storia.

Enrico racconta di essere nato in una ricca famiglia di New York e di essere stato fin dall’inizio coccolato e viziato dalle donne della sua vita: la madre, la nonna, la tata, l’amichetta Mariolina, che a sette anni o giu’ di li’, dopo aver ricevuto in regalo da lui ben due scarabei dorati, gli ha insegnato che per poter essere “benvoluti dalle donne occorrono molti, molti scarabei”. A quindici anni poi, la cameriera francese lo ha iniziato in francese ai piaceri dei sensi e da allora la sua carriera di “libertino” e’ continuata indisturbata fino al 26esimo compleanno. Un posto particolare tra le persone che lo hanno viziato spetta al nonno che ha vissuto di riflesso in lui tutte le marachelle che non aveva mai fatto in vita sua e che tanto avrebbe voluto fare, e che spesso lo ha finanziato nelle sue allegre avventure. Ugualmente il padre, invece di disciplinarlo e pur essendo di indole totalmente opposta, l’ha sempre giustificato e assecondato. Nel giorno del 26esimo compleanno  Enrico ha rapito e sposato Marta, innamorata della sua intraprendenza e galanteria, fidanzata del cugino Alberto, a cui si era promessa solo per sfuggire all’atmosfera soffocante e litigiosa della sua famiglia.

Il matrimonio con Marta ha fatto di Enrico, a detta della madre nel suo 36esimo compleanno, un buon figlio, un buon padre, e anche un buon marito, a parte qualche scappatella perdonata con molta saggezza da Marta. A cinquant’anni e’ rimasto vedovo e, malgrado la palese disapprovazione del figlio, che pure nella prima giovinezza aveva seguito il suo esempio, ha ripreso la vita di impenitente donnaiolo, giocatore, bevitore, nottambulo, fino a settant’anni, quando, dopo il banchetto della festa di compleanno, ha sognato di essere invitato a partire su un bastimento che naviga  su un mare di whisky, da una bellissima bionda mentre la musica suona il valzer della “Vedova allegra”. Lui ha accettato di ballare  e cosi’, dolcemente, e’ morto.

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